Introduzione

Un acquarellista, così si definisce Eugenio Farina che sa trasformare il bisogno
Intrinseco di esprimere i propri sentimenti e stati d’animo in poesia visiva, intensa ed espressiva.
Sin dalle prime elegie scritte si coglie il desiderio di raccontare, senza eccessivo sentimentalismo, la nostalgia, che però non è mai rimpianto, per i ricordi, le cose e le figure del passato, ombre sempre presenti anche quando la lirica si fa ironica o romantica.
Il “vero” distrugge il piacere perché annienta l’illusione, ecco perché il poeta ama rifugiarsi nei ricordi; col passare del tempo le illusioni però diventano errori, inganni, fantasmi, fole.
In quest’ultimo libro, non più una miscellanea come il precedente “ Bosco di Bambù” ma bensì un’opera inedita, traspare chiaramente una maturazione artistica ed umana dello scrittore.
Emerge il mirabile identificarsi di pensieri e sentimenti nella musica incantata e purissima della “parola”. Il frasario elementare è fatto di parole deserte rese spontanee della capacità creativa dell’autore che scrive senza rime o quasi perché la sua non è una poetica teorizzata ma operante e nonostante la lettura possa sembrare non subito di facile comprensione, in quanto a volte “ermetica”, risulta gradevole.
Il vento, che simboleggia l’inquietudine che tormenta il poeta, è più volte presente nelle liriche così come la rabbia, le lacrime, gli inganni, il “sogno perduto”, “l’amore disperato”, l’angoscia e la solitudine cosmica, “dolore che sale a sfere universali passando dal destino del singolo a quello dell’umanità”.
La teoria dell’angoscia e dell’ignoto destino umano motivo di dolore, sono sempre stati argomentati di piccola e grande poesia dalle sentenze dolorose di Omero, Platone e Seneca sino a tutta la poesia meditativa del ‘500, anzi di ogni secolo; è un lamento sulla fatica e sul dolore della vita.
Contraddizioni, sensazioni eteree sospinte in un mondo irreale nel vano cercare di una risposta che serva a lenire le ferite inferte dal vivere quotidiano.
Emergono allora i colori che si fanno pastello, il profumo dei fiori, i pensieri leggeri come nuvole e la Primavera, speranza di rinascita spirituale.
Solo l’amore vero, profondo e travolgente riesce a placare l’inquietudine delle “notti insonni che perseguitano – non danno tregua” e il susseguirsi di “giorni che si aprono sconfitti”.
E’ un evadere dal nauseabondo quotidiano per obliarsi nell’estasi eterna – il sogno nel sogno – l’attimo nell’attimo – dove finisce la vita e dolcemente inizia la morte”.